Lo Spazio

Il concetto di spazio porta con sé molti significati che passano dalla geometria alla psicologia, infatti lo spazio viene investito dal bambino durante il suo sviluppo sia come un oggetto da conoscere sia come un veicolo di messaggi relazionali.

La conoscenza dello spazio fisico si struttura sulla base dell’esperienza concreta e inizia dalla conoscenza del proprio corpo che, formato da due metà speculari e da un davanti e un dietro, diventa un utile riferimento. Il corpo che agisce sugli oggetti dell’ambiente ne definisce anche le caratteristiche spaziali.

Il bambino molto piccolo è in grado di raggiungere solamente oggetti posti davanti a sé alla distanza delle sue braccia o delle sue gambe; tra i 6 e gli 8 mesi, tuttavia,  acquisisce la capacità di controllare la posizione seduta raggiungendo gli oggetti che si trovano tutto intorno a sé. Appena il bambino è in grado di gattonare o di camminare, lo spazio nel quale può agire si allarga fino alle distanze raggiungibili dal suo spostamento. Tali sviluppi gli permettono di conoscere in un primo momento solo lo spazio più vicino a sé e posto anteriormente e solo successivamente di padroneggiarlo a 360° , da davanti a dietro e da destra a sinistra, potendo, quindi, percorrere diverse distanze che permettono di raggiungere punti più o meno lontani. Questa esperienza dello spazio con la crescita verrà immagazzinata nella mente sotto forma di informazioni astratte che saranno a loro volta riutilizzabili durante i giochi, nel risolvere problemi di vita quotidiana e nell’apprendimento scolastico.

La diversa possibilità di esplorare lo spazio è legata anche alla capacità definita come “permanenza dell’oggetto” per cui il bambino comprende che un oggetto continua ad esistere anche quando scompare ai propri sensi ed è cioè in grado di sostituire l’oggetto materiale con la rappresentazione mentale di esso. Tale concetto, definito all’interno del lavoro dello studioso Jean Piaget, si sviluppa in sei stadi che si completano entro i due anni di vita. Lo sviluppo della permanenza dell’oggetto inizia con la sua assenza, per cui il bambino che vede uscire dal proprio campo visivo il gioco o altro materiale ne perde immediatamente l’interesse. Quando l’infante, attorno ai 6 mesi, è in grado di esplorare anche solo con lo sguardo il movimento degli oggetti, si interessa di più di cercare l’oggetto ma solo quando esso è parzialmente nascosto. È dopo gli 8 mesi che cerca attivamente un oggetto completamente nascosto alla sua vista in un punto preciso. Se l’oggetto compisse uno spostamento non visibile al bambino, egli sarebbe in grado di ritrovarlo solo dopo i 18 mesi di vita, dimostrando di possedere capacità rappresentative tali da permettergli di ricostruire in modo astratto un evento di interesse.

La permanenza dell’oggetto così descritta si applica anche alle persone che si prendono cura del bambino, detti anche care giver. Finché si trova nella fase dello sviluppo in cui non è in grado di rappresentarsi l’esistenza dell’oggetto o persona al di fuori della loro percezione da parte dei propri sensi, egli non sarà in grado di comprendere che l’assentarsi della mamma o del papà non significa la loro scomparsa. Questo comporta la necessità dell’infante di avere sempre vicino l’adulto di riferimento. Quando il bambino avrà sviluppato abilità rappresentative astratte sarà per lui più facile accettare l’assenza del care giver. A questo si intreccia lo sviluppo dell’attaccamento, cioè quella predisposizione innata che spinge il neonato o il lattante a creare un legame di vicinanza (anche fisica) con l’adulto che gli offre nutrimento e conforto. Secondo quanto teorizzato dagli psicologi Jhon Bowlby e Mary Ainsworth, il neonato tra gli 0 e i 6 mesi compie gesti di avvicinamento all’adulto all’inizio senza distinguere le persone poi cercando attivamente colui che gli offre le cure. Dopo i 6 mesi , il caregiver diventa gradualmente una base sicura dalla quale ci si può sia allontanare per scoprire il mondo sia ritornare per ricevere risposte alle domande che l’esplorazione porta con sé. Il bambino diventa quindi sempre più abile nel giocare l’avvicinamento e l’allontanamento nello spazio rispetto al caregiver e lo farà con maggiore sicurezza se il legame di attaccamento stabilito sarà di tipo sicuro.

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